TRA LE CARTE VINCENTI DELLE BANCHE PIEMONTESI VI È L’ELASTICITÀ DI ASSESTAMENTO DETERMINATA DALLA LORO STABILITÀ E L’EQUILIBRATO
DIMENSIONAMENTO TERRITORIALE

Il sistema bancario italiano è solido, e quello piemontese, forte anche della sua storica tradizione, mostra performance di solidità migliori della media nazionale. Certo oggi parlare di banche regionali può risultare riduttivo, dato che con accorpamenti e fusioni le aree di intervento sono sempre più ampie, ma le realtà legate al territorio sono e restano comunque incisive nel tessuto economico industriale, restando un punto di riferimento certo nel mare tempestoso, in cui viviamo.
In altre parole il sistema bancario piemontese si può stigmatizzare in una parola, glolocal: gruppi medio grandi con politiche attente al territorio di persistenza.
Un’analisi necessaria all’indomani del crollo della Silicon Valley Bank e del Credit Swisse, che pur avendo dato qualche scossone alla finanza, alla fine non hanno mosso niente nel nostro sistema bancario, segno di come l’opinione diffusa, che configura l’area del credito europeo dotato di maggiore stabilità rispetto a quello statunitense, sia una realtà ben radicata. Ciò non toglie che qualche turbolenza si sia sentita e che, date anche le tendenze economiche, belliche, ambientali, sanitarie che viviamo, risulti saggio mettersi al riparo, e per farlo, prima di arrivare ad analizzare il Piemonte nel suo insieme è bene fare una panoramica più ampia, in quanto le interconnessioni tra le varie banche, comunque sia, ci sono e sono sempre più strette.
L’attuale sistema bancario mondiale, infatti, senza troppe differenze tra banche USA e banche europee, esiste proprio grazie alla forte interconnessione degli istituti di credito, interconnessione che ha causato un forte calo dei titoli di alcune banche più che di altre, all’indomani del tracollo di Silicon Valley Bank prima e in misura minore, del tracollo di Credit Suisse.
Perdite significative che tuttavia, non hanno innescato una crisi di settore.
Il fatto che il sistema bancario europeo non sia collassato, o che le banche europee siano riuscite ad assorbire il colpo del crollo di Silicon Valley Bank e Credit Suisse, come anticipato, non significa che le banche europee non siano esposte a rischi o pericoli, significa semplicemente che gli istituti del vecchio continente poggiano le proprie basi su un terreno più solido e godono al momento di una maggiore elasticità.
Tuttavia, vi sono alcuni elementi che possono causare enormi perdite anche alle banche europee.
Tra gli elementi più pericolosi per le banche europee vi sono la loro forte dipendenza dal mercato dei titoli Additional Tier 1 e la tenuta dei depositi e della liquidità.
I mutui sono un altro elemento di rischio per il sistema bancario, anche se, le banche europee a differenza di quelle statunitensi, hanno una minore esposizione al mercato dei mutui commerciali.
Altri elementi di pericolo sono il mercato dei derivati, che dopo la crisi del 2008 è profondamente cambiato, e su questo elemento, la Deutsche Bank è la banca europea più simile, in termini di numeri, alle banche statunitensi.
Infine, ma non meno importante i titoli di stato, sono un ulteriore elemento da prendere in considerazione per valutare pericoli e rischi per il sistema bancario. I titoli di stato sono in generale investimenti stabili e sicuri, per questa ragione, le banche tendono a tenere congelati questi titoli, per essere più precisi, i titoli di stato sono spesso blindati in una sezione del bilancio, nota come “held to maturity” e di conseguenza, trattandosi di una fetta di capitale bloccato che interessa oltre 3.300 miliardi di titoli detenuti dalle banche europee, essi rappresentano un enorme freno alla liquidità bancaria.

LO STATO DI SALUTE DELL’ECONOMIA PIEMONTESE NELLO SCENARIO GLOBALE

Alla luce dello scenario macroeconomico globale il PIL mondiale del 2023 si prevede cresca del 2,3%, contro un +4% stimato e utilizzato nelle precedenti previsioni (gennaio 2022), e si ipotizza che,  nonostante il perdurare delle tensioni con la Russia, non ci sarà una escalation del conflitto. I prezzi dell’energia subiranno un costante aumento, con un ridimensionamento progressivo in dipendenza dall’allentarsi delle tensioni geopolitiche e dalla riduzione della dipendenza dall’energia russa, ancorché non si riuscirà a tornare ai livelli dei prezzi pre-Covid.
I tassi di interesse, sotto la sterzata delle banche centrali orientate a combattere in maniera più decisa l’inflazione, rimarranno più elevati per un periodo non breve, e la crescita dei prezzi degli alimentari e degli energetici è destinata, nel quadro scenariale che vincola le previsioni, sempre di più sui bilanci familiari, con una riduzione del potere d’acquisto.
Si incorporano inoltre gli effetti della diminuzione ulteriore del clima di fiducia delle famiglie. Uno dei principali mercati mondiali, la Cina, non arriverebbe a centrare la crescita dichiarata per il 2022 dalle autorità, ovvero il 5,5%, complice l’apprezzamento dello Yuan. Gli USA dovrebbero crescere a un tasso del 3% mentre l’UEM dovrebbe attestarsi poco sopra il 2%. Pesa in maniera sensibile la crescita  debole della Germania, (1,4% nel 2022), sul nostro sistema produttivo, e tutte le più importanti economie europee (Francia, Spagna) e Regno Unito vedono diminuire le stime di crescita.

L’AUMENTO DEI TASSI D’INTERESSE E L’INFLAZIONE HANNO REINDIRIZZATO I CONSUMI DELLE FAMIGLIE.
BUONE NOTIZIE INVECE DAL SETTORE MANIFATTURIERO PIEMONTESE E DAL PUBBLICO GRAZIE AL PNRR

Le previsioni per il Piemonte vedevano per l’anno in corso, nello scenario formulato a inizio anno, un incremento del PIL pari a 4,1%, contro un 1,9% (un abbassamento delle previsioni di crescita di più di due punti) stimato per il 2022. Le componenti di domanda sono tutte indicate al ribasso, con i consumi delle famiglie che vedono un calo di più di tre punti rispetto alle precedenti previsioni (erano stimati a +5,2% per il 2022, mentre ora crescerebbero del 2,1%). Si indica solo per i consumi pubblici una dinamica migliore, complice il supporto che il nuovo ciclo di investimenti pubblici legati al PNRR fornisce
e a un clima più favorevole per la spesa corrente delle pubbliche amministrazioni.

COMPETITIVITÀ E COSTI DELL’ENERGIA: COSTI SU FATTURATO PER DIMENSIONE DI IMPRESA

La spesa per consumo energetico delle imprese è correlata alla loro dimensione: tanto in Piemonte quanto a livello nazionale. Ed è interessante osservare come la spesa per consumo energetico sul totale dei costi di produzione aumenti al crescere della dimensione. Le maggiori differenze si rilevano tra la dimensione micro (0-9 addetti) e la piccola dimensione (10-19 addetti): queste dimensioni fanno registrare una “bolletta energetica” che in quota sul totale dei costi della produzione è al di sotto del dato medio regionale e nazionale. Le medie e grandi dimensioni hanno una spesa energetica superiore alle micropiccole imprese. In particolare, il valore massimo si osserva per le medio-grandi imprese mentre le grandi dimensioni si posizionano immediatamente al di sotto, ma ben oltre i valori medi.
(Fonte: relazione annuale Ires Piemonte)

ECONOMIAREGIONALE DEL PIEMONTE

Nella prima parte del 2022 l’economia piemontese ha continuato a crescere, anche se in misura meno intensa rispetto all’anno precedente. In base all’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia, l’attività economica in Piemonte sarebbe aumentata del 5,3 per cento nel primo semestre rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente (5,4 nella media nazionale), recuperando sostanzialmente i livelli del 2019. Sulla dinamica hanno inciso leperduranti difficoltà di approvvigionamento di fattori produttivi e, soprattutto, il forte rialzo dei prezzi dell’energia. Nel terzo trimestre il quadro economico si è ulteriormente indebolito, continuando a risentire dell’incertezza legata al conflitto in Ucraina e delle pressioni inflazionistiche.
L’indicatore Regio-coin Piemonte della Banca d’Italia, che fornisce una stima dell’evoluzione delle componenti di fondo dell’economia regionale,

I RIFLESSI ECONOMICI DELLE TENSIONI INTERNAZIONALI RAPPRESENTANO IMPORTANTI FATTORI DI RISCHIO ANCHE PER LA REGIONE SABAUDA

è diminuito, collocandosi su valori negativi per la prima volta dal 2020. Nei primi sei mesi dell’anno l’attività nell’industria è ancora aumentata: la crescita è stata diffusa tra classi dimensionali d’impresa e tra i principali settori. Nel terziario la congiuntura è stata positiva, grazie anche all’incremento dei consumi e dei flussi turistici.
Nelle costruzioni la produzione e le ore lavorate sono ancora salite sia nelle opere pubbliche sia nel settore privato: il comparto residenziale ha continuato a beneficiare degli incentivi fiscali per la  riqualificazione edilizia, anche se sono emerse difficoltà collegate all’incertezza normativa e alla cessione dei crediti relativa al “Superbonus”.
La spesa per investimenti è aumentata, ma in misura più contenuta nel confronto con il 2021: in particolare, le imprese di maggiori dimensioni hanno speso meno di quanto previsto a inizio anno. In un contesto di progressivo peggioramento delle condizioni per investire, un impulso all’accumulazione è derivato dall’esigenza di dotarsi di impianti a minore consumo energetico o di adeguarli all’utilizzo di fonti energetiche alternative, nonché di autoprodurre elettricità, beneficiando anche degli incentivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). La situazione economica delle imprese è rimasta nel complesso favorevole, ma il forte aumento dei costi di produzione è stato solo in parte assorbito dalla revisione al rialzo dei prezzi di vendita e ne è derivata una riduzione dei margini di profitto.
La liquidità è lievemente diminuita, rimanendo comunque su livelli elevati.
Le condizioni del mercato del lavoro sono ulteriormente migliorate, anche se il numero di occupati nel primo semestre è rimasto ancora inferiore a quello dello stesso periodo del 2019. Il saldo tra le   assunzioni e le cessazioni nel settore privato non agricolo è stato positivo nei primi otto mesi, con un contributo significativo delle posizioni a tempo indeterminato. Le ore lavorate sono aumentate e si è
ridotto il ricorso agli strumenti di integrazione salariale.
Nel mercato del credito, all’accelerazione dei prestiti alle famiglie, che ha interessato sia i mutui per le abitazioni sia il credito al consumo, si è associato un rallentamento dei finanziamenti alle imprese.
Le condizioni praticate dagli intermediari al sistema produttivo sono state improntate a una maggiore cautela sulle posizioni più rischiose; anche i criteri di offerta dei mutui alle famiglie sono divenuti meno accomodanti.
Non sono emersi segnali di un peggioramento della qualità del credito; il rialzo dei tassi di interesse, il deciso aumento dell’inflazione e i riflessi economici delle tensioni internazionali rappresentano tuttavia importanti fattori di rischio. Nei primi sei mesi del 2022 i depositi bancari hanno ulteriormente rallentato, soprattutto quelli delle imprese. Il valore di mercato dei titoli depositati dalle
famiglie presso le banche si è ridotto e la raccolta netta dei fondi comuni di investimento è risultata ampiamente negativa. (Fonte: Banca d’Italia)