L’agricoltura dei paesi
mediterranei sarà il settore che più soffrirà a causa della siccità
e per la concorrenza delle aree
dell’Europa settentrionale

Temperature insopportabili per permettere di lavorare in sicurezza

Il nostro pianeta è sempre più colpito da problemi globali che possono essere plausibilmente affrontati attraverso uno sforzo coordinato e collaborativo. Nel 2015, le Nazioni Unite hanno stabilito 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e un’agenda per raggiungerli entro il 2030. Questi obiettivi coprono una vasta gamma di questioni come la povertà e la crescita, le disuguaglianze e soprattutto
il cambiamento climatico.
I cambiamenti climatici, infatti, sono i fattori trainanti di una serie di problematiche sociali ed economiche assolutamente non trascurabili. Oltre alle perdite economiche direttamente dovute ai disastri ambientali creati dal cambiamento climatico, i danni sociali che questo implica hanno prospettive poco incoraggianti.
Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite International Labour Organization (ILO), il solo aumento delle temperature causerà globalmente la perdita di 80 milioni di posti di lavoro entro il 2030 rendendo
incoltivabili molti terreni e, in alcuni territori, insopportabili le temperature per poter permettere di lavorare, abbassando inoltre la produttività di milioni di aziende.
Secondo un rapporto della World Bank, se non migliorasse lo status quo, nel 2050 esisteranno più di 140 milioni di migranti per questioni climatiche solo tra Africa, America Latina e sud-est asiatico.
Quanto discusso fin qui dimostra come le conseguenze che il cambiamento climatico può avere nei confronti del mondo aziendale e lavorativo siano concrete, e non solo circoscritte a zone rurali o  comunemente identificate ad alto rischio.
Il territorio Italiano quindi non ne è escluso. Secondo alcune previsioni tutti i settori dell’economia italiana risultano impattati dai cambiamenti climatici.

Le perdite più massicce, tuttavia, si determinano nella dotazione infrastrutturale del Paese, come conseguenza dell’intensificarsi dei fenomeni di dissesto idrogeologico, nell’agricoltura e nel settore turistico nei segmenti sia estivo sia invernale. In particolare l’agricoltura dei Paesi mediterranei, di cui l’Italia è la principale rappresentante, sarà il settore che più di tutti ne soffrirà a causa della maggiore
siccità prevista, del tasso di malattie tropicali in aumento (sia per il bestiame sia per le piante), ma soprattutto per il fatto che subirà una nuova concorrenza dalle aree dell’Europa settentrionale che diventando più miti potranno aumentare in colture e produttività.
L’Unione Europea sta intraprendendo iniziative concrete per contrastare il cambiamento climatico.
Non mancano, infatti, cospicui finanziamenti di varia natura come LIFE, Fondi Strutturali e di Investimento Europei (FSIE), Horizon 2020 e 2021-2027 etc.

©Foto di Quang Nguyen Vinh

La maggioranza degli investimenti viene allocata principalmente per il contrasto al cambiamento climatico, come incentivi per nuovi impianti a energia rinnovabile, per acquisti di macchinari a minore impatto oppure mezzi di trasporto ibridi
o elettrici. Tuttavia minore è stato finora il focus per gli investimenti legati alla prevenzione all’adattamento al cambiamento climatico.
I cambiamenti climatici richiederanno numerosi investimenti e rappresenteranno per l’Italia un’opportunità per investire in uno sviluppo sostenibile.

Il 75 per cento delle imprese ha compiuto almeno un’azione per la sostenibilità aziendale

Il rapporto dell’Osservatorio sulla Disclosure Non Finanziaria (DNF) di Deloitte evidenzia che in materia di politiche ambientali la strada da percorrere per le grandi aziende italiane è ancora in salita.
L’ ultimo rapporto Istat è in controtendenza rispetto all’indagine sulle grandi aziende con obbligo di presentazione della DNF. Infatti, i dati del censimento effettuato su tutto il territorio italiano in merito alla sostenibilità ambientale sono più incoraggianti. Secondo il rapporto, il 75% delle imprese italiane avrebbe compiuto almeno un’azione ai fini della sostenibilità ambientale. Rimane il fatto che la maggioranza delle aziende censite sostiene che il motivo principale che le spinge a intraprendere iniziative di sostenibilità sia il miglioramento della loro reputazione con clienti e fornitori.
Ciò lascia comunque intuire un limite di awareness della serietà dell’impatto che le aziende hanno sul cambiamento climatico, e soprattutto la portata che questo può avere sulle aziende stesse.