UN PERCORSO FORMATIVO PER I PROFESSIONISTI DEL SETTORE

AVVIATO NEL 2020 DALLA SAA – SCHOOL OF
MANAGEMENT ED ECONOMIA

Il Nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza (che è entrato in vigore nella sua stesura definitiva il 15 luglio 2022, e che risulta composto da 374 articoli, suddivisi in 10 Titoli) ha portato importanti novità  nel mondo dell’economia, in particolare in ambito fallimentare.
L’obiettivo di questo Nuovo Codice, che sin dall’inizio ha sollevato diverse polemiche in ordine alla sua idoneità ad attuare quella autonomia, snellezza ed efficacia delle procedure, è quello di “normalizzare” le diverse situazioni di difficoltà in cui qualsiasi impresa può trovarsi, considerandole condizioni non solo possibili ma fisiologiche dell’attività economica; prevedendo strumenti idonei alla sua tempestiva emersione e alla risoluzione concordata e bonaria, con l’effetto di riservare la liquidazione giudiziale solo ai casi più estremi. Sono ancora molte però le domande che ruotano attorno alla
Riforma della Crisi d’impresa e all’impatto che il Nuovo Codice della Crisi ha sul mondo dell’economia e in particolare sulle imprese in difficoltà e sui loro debitori e creditori.
Per rispondere a queste domande la SAA – School of Management ed Economia, Università avente sede a Torino, in collaborazione con importanti professionisti del settore provenienti da tutta Italia, nel 2020 ha avviato il percorso formativo dedicato ai professionisti: “Master Executive in Crisi d’impresa”, che ad oggi è giunto alla seconda edizione.
Per approfondire meglio questo argomento di grande interesse formativo ci siamo rivolti al Prof. Enrico Stasi, Direttore del Master Executive in Crisi d’impresa, e al Prof. Luciano Panzani, coordinatore del Master.

 

Da dove è nata l’ideadi questo Master?
Prof. Enrico Stasi: “L’idea del Master è nata parlando con alcuni miei colleghi, in particolare con il Prof. Stefano Bresciani, coordinatore del Master, e il Prof. Gian Luigi Gola, membro del Comitato Scientifico del Master, della possibilità di organizzare un Master Executive sul Nuovo Codice della Crisi d’impresa, con lo scopo di formare i professionisti del settore in merito alle nuove norme in ambito
fallimentare”.

Quale credete che sarà l’impatto del Nuovo Codice della Crisi sul sistema economico/imprenditoriale italiano nei prossimi dieci anni?
Prof. Luciano Panzani: “Vorrei puntualizzare che il Codice della Crisi non è una riforma epocale, com’era stata nel 2005 la Riforma Vietti, che aveva adeguato il nostro Sistema alle regole degli altri Paesi. Il Nuovo Codice avrà inizialmente una reazione fisiologica di rigetto, in quanto è vincoli che nascevano dalla politica e dalla scadenza delle legislature, per cui esistono ancora norme che andrebbero
modificate e coordinate meglio, alcune parti sono ancora un po’ carenti. Allo stesso tempo sono convinto che avere una legge organica sia un gran vantaggio, anche se manca ancora la parte penale, che è una gamba importante, ma credo che complessivamente il Codice aiuterà molto. Permane il problema dovuto all’approccio dei nostri tribunali, abituati a controllare tutta la procedura, senza lasciare spazio alla dinamica delle parti. Questa forma mentis non dovrebbe più essere autorizzata entro certi limiti dal Codice, ma è dura a morire. La legge del 1942 è stata emanata in un periodo storico molto
differente dal nostro, il Giudice Delegato possedeva molto potere, le procedure si aprivano di ufficio, il debitore poteva cambiato in primis l’ordine delle materie che era previsto dalla Legge Fallimentare.
In secondo luogo, le norme sono scritte in maniera diversa e rendono necessario effettuare una ginnastica tra le norme del procedimento unitario, che sono quelle processuali, e le norme sostanziali di ogni singola procedura. Ci vuole tempo ad abituarsi e anche a capire queste modifiche che riguardano il concordato in continuità e soprattutto il nuovo istituto del Piano di Ristrutturazione Omologato. Gli  accordi di ristrutturazione per quanto già entrati in vigore sono per certi versi una novità, per cui la prima reazione è sicuramente una reazione di cautela.
Poi bisogna tenere conto di un terzo aspetto e cioè del fatto che il Nuovo Codice della Crisi sia stato emanato con la fretta, ognuna delle tre commissioni possedeva dei avvantaggiarsi del concordato se sfortunato ma onesto, le valutazioni avevano spesso uno sfondo paternalistico. Dopo questi ottant’anni, in cui i nostri tribunali hanno lavorato con questo approccio, sarà difficile riuscire a cambiare questa
forma mentis e sarà necessario del tempo affinché ci si renda conta della necessità di maggiore elasticità”.
Prof. Enrico Stasi: “È evidente che appena viene percepita la crisi si potrà attivare una composizione negoziata e sarà dunque possibile tenere in vita l’azienda e questo dovrebbe essere, per l’economia
in generale, un vantaggio”.

Quale credete che sia il valore aggiunto che il Master Executive in Crisi d’impresa possa trasmettere ai professionisti del settore?
Prof. Luciano Panzani: “La consapevolezza che senza una competenza tecnica adeguata, non si potrà andare da nessuna parte. L’imprenditore può rivolgersi ad un professionista che gli dia un aiuto, una consulenza, che gli permetta di sopperire alla sua mancanza di competenze specifiche. Se poi si svolge un ruolo di esperto nella composizione negoziata o di commissario nelle procedure si deve possedere quella professionalità che porta a restringere il campo, chi fa questo mestiere non può improvvisarsi e deve farlo su un numero di casi adeguato.
Anche in prospettiva, auspico che gli ordini professionali capiscano che tenere insieme tante professionalità diverse non è produttivo, esistono altri sistemi, altri ordinamenti, come l’Inghilterra, in cui gli specialisti della ristrutturazione, della riorganizzazione d’impresa, sono dei professionisti che fanno un lavoro diverso e hanno le loro tariffe professionali. Questo è un mestiere per pochi, basta vederlo adesso nella composizione negoziata, oltre l’80% degli esperti nominati sono commercialisti, c’è uno 0,2% di manager e il resto sono avvocati. Ma gli avvocati sono in minoranza perché o hanno studiato
economia autonomamente e si orientano nei bilanci oppure devono per forza avvalersi di un commercialista”.
Prof. Enrico Stasi: “Ciò che ha detto il presidente Panzani vale anche per le aziende e per le banche. Se vogliono capire in fretta quando ci sono i segnali di crisi e vogliono conoscere a fondo, e questo vale non solo per gli uffici legali, gli istituti del Nuovo Codice della Crisi per poter assumere le proprie scelte, è fondamentale la conoscenza della materia”.
Prof. Luciano Panzani: “Non ci sono solo banche. Oggi le banche, per motivi di solidità patrimoniale devono cedere i crediti in sofferenza ad una serie di soggetti finanziari acquirenti e di conseguenza gli stessi e i Fondi devono attrezzarsi personalmente per gestirli”.

Quale consiglio dareste ai Vostri colleghi che si sono appena affacciati al mondo della Crisi d’impresa?

Prof. Luciano Panzani: “Intanto di essere molto specializzati, questo vale anche per i Giudici, e di tenere conto che anche se sembra che la Crisi d’impresa sia una dinamica enorme, in realtà è un
lavoro per un numero limitato di soggetti qualificati, motivo per cui eviterei di specializzarmi eccessivamente se non per essere al top di gamma. Non si può vivere unicamente degli incarichi che vengono
affidati dai tribunali, perché possono aprire Il professionista deve sapere che senza una competenza tecnica adeguata non potrà fare strada solo un numero limitato di procedure. Bisogna tenere conto delle diverse prospettive.
Sono presenti, ad esempio, molti Fondi che vengono ad investire in Italia come in altri Paesi, imprese che necessitano di finanza nuova, e quindi hanno bisogno di persone che siano in grado di analizzare e di trovare i migliori investimenti, e che conoscano la Crisi d’impresa ma che tengano conto che essa non è l’unica componente da tenere in considerazione e che sia necessario essere in grado di avere una visione a 360 gradi”.
Prof. Enrico Stasi: “Di non pensare di affidarsi unicamente agli incarichi  dei tribunali, ma di affacciarsi anche al mondo delle consulenza e del supporto alle imprese”.

 

 

Il professionista deve sapere che senza una competenza tecnica adeguata non potrà fare strada