Il piccolo Uruguay dà l’esempio

Con circa 100 casi Covid di media al giorno e zero decessi l’Uruguay appare aver messo definitivamente alle spalle la pandemia, anche in considerazione che con circa 7.500 decessi su una popolazione di oltre 3,5 milioni il tasso di mortalità è stato uno dei più bassi al mondo, basti invece solo comparare le gravi conseguenze del virus sul vicino Brasile. La crescita è sembrata riprendere molto bene nel
1° trimestre 2022. I prezzi agricoli, che hanno raggiunto livelli che non si vedevano dal 2008, hanno portato la crescita delle esportazioni su base annua a una media del 35,1% nel trimestre. I consumi
privati probabilmente hanno resistito relativamente bene all’ondata di Omicron: il paese ha unoei più alti tassi di vaccinazione al mondo. Detto questo, le persistenti restrizioni Covid-19 e l’aumento dell’inflazione avevano limitato la ripresa. Passando al 2° trimestre, il governo ha allentato le restrizioni Covid-19 ad aprile, stimolando di molto l’attività economica. Il governo uruguagio in carica dal
2020 e guidato dal Presidente Luis Alberto Lacalle Pou ha anche tagliato le tasse e aumentato le pensioni e i salari del settore pubblico nello stesso mese, sostenendo i consumi a scapito di un deficit fiscale più ampio. In altre notizie, il FMI ha concluso la sua visita il 3 giugno e ha espresso sostegno per misure mirate a breve termine per proteggere l’economia da un’inflazione più elevata. Il Fondo ha inoltre sottolineato l’importanza di proseguire il risanamento di bilancio. L’espansione dell’economia sarà al di sopra della media a lungo termine pre-pandemia quest’anno. I prezzi elevati delle materie prime agricole rafforzeranno il settore esterno, mentre le restrizioni più accomodanti per il Covid-19 dovrebbero sostenere la domanda interna. Dato che un recente referendum per bloccare le riforme pro-mercato del presidente è fallito solo di poco, ulteriori sfide all’agenda del presidente pongono rischi. Gli analisti prevedono un’espansione dell’economia del 4,0% nel 2023, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto alle previsioni del mese precedente. Nel 2024, il nostro panel stima una crescita del 2,9%.

 

“Tre milioni e mezzo di abitanti
ma è un modello per Brasile e Argentina”

Grazie a tali condizioni, l’impatto negativo della crisi economica ha colpito l’Uruguay in maniera relativamente attenuata rispetto agli altri Paesi della regione. Secondo stime preliminari della CEPAL – la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi delle Nazioni Unite – il PIL della regione avrebbe registrato una caduta del 7,7% nel corso del 2020, a fronte di una contrazione dell’economia uruguaiana del 4,5%. Su tale situazione ha certamente influito anche l’approccio pragmatico del Governo nella gestione dell’epidemia di Covid-19, che ha portato avanti un difficile equilibrio tra i necessari provvedimenti restrittivi dovuti all’aumento dei contagi e il mantenimento delle attività produttive sociali. Analogamente alle altre economie relativamente più sviluppate della regione, i servizi compongono la quota maggiore del PIL uruguaiano, con circa il 70% del totale (tra cui soprattutto commercio, trasporti, comunicazioni, servizi finanziari e assicurativi), mentre il comparto industriale
vale poco più del 20% del PIL. Il settore primario, includendo agricoltura, pesca e minerario, non raggiunge il 10% del PIL, benché’ la sua importanza per l’economia complessiva dell’Uruguay sia estremamente superiore a tale percentuale, dato che costituisce la maggior parte delle esportazioni.
Nonostante sia territorialmente uno dei Paesi più piccoli del Sud America, grande parte dei terreni uruguaiani è utilizzata per scopi produttivi ad alto rendimento: il 96% del territorio del Paese è adibito a produzione agricola, allevamento e silvicultura. Le esportazioni rivestono un ruolo fondamentale nello sviluppo della ricchezza locale, di conseguenza l’economia uruguaiana è aperta ai mercati   internazionali. L’approfondimento del processo di liberalizzazione economica ha portato ad un aumento del peso relativo del commercio internazionale sul PIL. In questo contesto, il coefficiente di liberalizzazione commerciale (esportazioni e importazioni di beni e servizi in termini di PIL) è stato del 69,1 nel 2020 (47° nella graduatoria di 186 Paesi ma in leggero aumento rispetto all’anno precedente), secondo The Heritage Foundation. Se inizialmente, a causa della sua dimensione contenuta, il Paese esportava prevalentemente prodotti agro-industriali, negli ultimi anni la struttura delle esportazioni uruguaiane si è ampliata, fino a comprendere una diversa gamma di servizi: turismo, trasporti e logistica, finanza e soprattutto IT (in particolare software) che stanno posizionando
l’Uruguay tra i principali hub tecnologici regionali.

Ha superato la pandemia applicando
la “libertà responsabile”

In un contesto di crisi economica internazionale, le esportazioni uruguaiane si sono ridotte del 12,5% rispetto al 2019, mentre le importazioni (al netto di petrolio e derivati), sono diminuite del 7%. Positiva la situazione dei conti con l’estero, grazie ad una buona gestione del debito accompagnata negli ultimi anni da un’accorta strategia in raccordo con le Istituzioni finanziarie internazionali, per garantire il Paese da eventuali crisi di liquidità. Insomma il piccolo Uruguay ci continua a sorprendere e a poter rappresentare un
esempio per i 3 grandi paesi latini, Brasile, Argentina e Venezuela.◆

* PhD Economics and Development LUISS

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